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La parola contraria di Erri De Luca e la dignità del sabotare


Erri De Luca la parola contraria

In attesa della udienza del 21 Settembre per lo scrittore poeta Erri De Luca, vogliamo riflettere sul significato di un tale evento:

il processo a una parola di un intellettuale, quando questa è appunto una ‘parola contraria’.

Al Festival del giornalismo di Perugia giorno 17 Aprile 2015 Abbiamo potuto incontrare l’autore in una sala gremita con una lunga fila di persone fuori che cercavano di entrare e partecipare all’incontro. In quest’occasione lo scrittore ha rivendicato la dignità delle sue parole. Il processo infatti lo mette sotto accusa per aver detto in un’intervista all’Huffington Post nel settembre del 2013, che la Tav Torino-Lione ‘va sabotata’. Si tratterebbe secondo l’accusa di istigazione a commettere reati. La vicenda ha del surreale perché se un politico dice qualunque cosa possa avere le più imprevedibili conseguenze, dato la sensibilità del pubblico cui si rivolge un politico, ciò è permesso sempre, mentre se un intellettuale prende una posizione coraggiosa nei confronti di una questione di attualità, un tema divisivo, una problematica aperta nella società, ciò sarebbe una forma di istigazione a compiere reati. Ma ecco che la voce di Erri de Luca comunque vada si è fatta sentire ed è stata apprezzata e condivisa dalla gente, sia

in difesa della libertà di espressione, diritto messo in sospeso da questo processo, che in difesa della nobiltà del concetto di sabotaggio.

Infatti se il sabotaggio fosse un reato di tale gravità, secondo De Luca, sarebbe l’incolumità fisica dei cittadini  che con la tav viene sabotata dalla legalità. Infatti per lo scrittore si tratta di un’opera micidiale in Val di Susa oltre che inutile. Opera che smuovendo le cose in quelle montagne piene di amianto mette in pericolo la salute dei cittadini subordinandola a forti interessi economici.

La parola sabotare, ci spiega De Luca a Perugia, è stata usata inizialmente nell’ambito del mondo operaio, in riferimento a quegli operai che erano rimasti a lavorare dopo alcuni licenziamenti e che usavano lo zoccolo per inceppare i macchinari e così facendo solidarizzare con gli operai che non potevano più lavorare.

I significati figurati sono ostacolare, impedire, intralciare e il primo intento con cui si sabotò fu appunto la solidarietà nei confronti degli operai. Se questo processo è indiscutibilmente singolare e fantasioso, ci ha però permesso di farci conoscere come il sabotaggio è una pratica che nasce nella cultura operaia e di farci riflettere sulle minacce alla libertà di espressione nella nostra democrazia e sul ruolo degli intellettuali. L’autore della ‘parola contraria’ raccontava al festival di aver dato qualche problema agli avvocati per il suo rifiuto delle attenuanti generiche, che avrebbero assunto il significato di volere attenuare le sue parole mentre si trattava semplicemente di esercitare il diritto di ‘parola contraria’. Gli occhi limpidi dello scrittore hanno sempre guardato il mondo da una prospettiva critica, tanto che lo scrittore ricorda di essere stato a Belgrado per sobotare la guerra durante i bombardamenti italiani, aggiungendo che Il bombardamento aereo è l’atto terroristico per eccellenza. Anche in quell’episodio si può rilevare nel nobile sabotaggio della guerra un’altra forma di atrito tra legalità e giustizia. La sentenza deciderà se un articolo del codice fascista del 1930, il reato di istigazione, sia prevalente sulla Costituzione che garantisce la più ampia libertà di espressione. Qualsiasi sia la sentenza al di la delle parole di autodifesa dello scrittore rimarrà soprattutto la sua voce sopra le polemiche, la sua parola contraria e la sua grande solidarietà verso i più deboli come nella sua preghiera laica mare nostro.

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola

e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento

al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste
.

Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire


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Mi chiamo Roberta Marino sono scrittrice, developer, founder di makeblend.rocks. e della software house Zerokod.rocks. Sono anche Music Producer come Overblast Music ( Overblast.rocks ) e mi appassiona tutto ciò che è cambiamento e innovazione. @makeblendrocks @overblastmusic @zerokodrocks email: robertamarino270177@mail.ru