Tecnologie e nuovi linguaggi

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Il linguaggio rosa e le quote rosa imposte dall’alto ( tratto dall’Infibulazione intellettuale Roberta Marino All Rights Reserved)



Il linguaggio attualmente viene disciplinato dall’alto, dall’uso imposto che ne esigono i mass-media espressione del l’elite di potere dell’alta finanza massonica, addirittura il Presidente della Camera Boldrina pretende di uniformare il suo linguaggio rosa con quello dell’intera nazione ufficiale e non ufficiale secondo gli usi linguistici suoi personali.

In realtà non esistono persone o entità che hanno l’autorità di disciplinare il linguaggio, solo la letteratura, la grande letteratura può fare questo riuscendo a imporre usi linguistici con la forza dell’arte e il consenso del popolo lettore. La lingua italiana si dice l’hanno fatta i grandi scrittori in primis Dante e Petrarca e Boccaccio e poi Manzoni, ma nemmeno uno di loro avrebbe potuto alzarsi una mattina e dire ‘da oggi si parla come dico io’, ne la stessa cosa potrebbero farla altre entità, come l’Accademia dei Lincei, l’Accademia della Crusca etc, o altri consessi di linguisti, in quanto è il consenso che l’ethos di un popolo conferisce ad un’opera quando essa riesce ad entrare con la forza della sua arte nell’immaginario collettivo, che fa sì che essa riesca anche ad entrare a pieno titolo nel regno della letteratura in modo da fare, rifare, eternare il linguaggio. Ma attenti parlo della grande letteratura e ripeto quella che ha da se il potere di entrare nell’immaginario collettivo con la capacità di eternare le sue forme simboliche e linguistiche, e ciò non avviene assolutamente attraverso prodotti culturali momentanei di qualsiasi genere letterario, musicale, teatrale, televisivo, mass-mediale che possono solo generare mode linguistiche mediate dall’industria culturale di massa e dal suo business espressione del l’elite dei poteri forti che hanno tutto l’interesse a fare in modo che le masse parlino e pensino come vogliono loro in un dato periodo temporale.

Esempio emblematico del linguaggio imposto dall’alto è il linguaggio rosa, ovvero La declinazione al femminile di parole maschili.

Questo fenomeno è sorto per connotare il senso dell’estensione di attività tradizionalmente maschili alle donne come deformazione del concetto. L’appropriazione di tale ruolo tradizionalmente maschile da parte della donna figura e archetipo dell’inferiorità nell’immaginario collettivo millenario, è connotata come deformazione, come degradazione del concetto, dell’idea e del ruolo stesso cui si riferisce la parola

Oltre ad essere un uso linguisticamente cacofonico e inascoltabile, perchè la lingua è il logos, ma è anche suono, è idea, significato logico o emozionale ma è anche forma che si esprime in apparenze sonore.

E non c’è assolutamente bisogno di scomodare linguisti, filosofi del linguaggio, semiologi e studiosi di estetica per dire che tale operazione linguistica suona ridicola anche ad un analfabeta e alla persona più rozza.

Quindi un’altra connotazione della femminilizzazione di parole maschili è il ridicolo che queste parole attribuiscono alle donne che intraprendono ruoli tradizionalmente maschili.

La scelta di tale operazione linguistica imposta dall’alto è motivata ufficialmente dall’obiettivo di salvaguardare il rispetto della femminilità evitando la scomparsa dell’identità femminile dall’espressione linguistica della parola maschile usata per indicare un ruolo sia maschile che femminile. Ciò si pensa di farlo sessualizzando il ruolo attraverso la declinazione linguistica del genere sessuale. In realtà la motivazione consapevole o inconsapevole che sia è un’altra, si dice che si vuole affermare l’identità femminile della donna che intraprende un ruolo tradizionalmente maschile attraverso la convenzione linguistica, la forma e l’espressione delle parole. 

Ma questo tentativo non è che il tentativo di sopperire ad una mancanza, al fatto verificabile che le donne accedono ancora scarsamente ai ruoli tradizionalmente maschili perché le barriere all’ingresso sono ancora altissime e organizzate, non solo a monte ma nella configurazione profonda del sistema sociale, politico, culturale, economico e mentale, quando vi accedono molto spesso lo fanno perché al di là del merito, gli è stato concesso dal potere per ricatto sessuale o in cambio della subordinazione intellettuale e l’asservimento agli interessi del potere.

Questo è il caso altrettanto emblematico delle quote rosa. Perciò spesso le donne in quota rosa non sono libere di esprimere la loro identità intellettuale, la loro creatività o il loro talento perché  sono controllate e subordinate ancora al potere da cui hanno ricevuto l’incarico. Il sistema spesso distrugge la donna di talento all’inizio del percorso, mentre le donne che si lasciano strumentalizzare dal potere arrivano più in alto di quelle che lo meriterebbero. Le donne di talento poco inclini ad accettare compromessi e subordinazioni sono molto più pericolose delle donne spregiudicate e determinate che si vendono facilmente e sono funzionali al potere. Chiaramente le eccezioni ci sono sempre state e noi lavoriamo perché l’affermazione del merito femminile sia la regola e non l’eccezione.

L’identità intellettuale della donna nel ruolo tradizionalmente maschile  è disprezzata soprattutto attraverso il deprezzamento del lavoro femminile, la regola è che le donne siano sottopagate rispetto all’uomo. La mancanza di rispetto della donna non è quindi nei confronti della sua identità sessuale, anzi spesso quella è l’unica cosa di cui viene tenuto conto, ad esempio per quanto riguarda le quote rosa, ma in maniera strumentale. Ciò di cui non si ha  alcun rispetto è la dignità umana della donna e la sua qualità intellettuale. Questo rispetto non si può accordare femminilizzando la parola maschile che esprime il ruolo svolto dalla donna, perché è un fatto sistemico che non ha niente a che vedere con le convenzioni del linguaggio. Anzi la femminilizzazione della parola maschile è dettata dalla volontà di affermare l’identità sessuale della donna nel ruolo tradizionalmente maschile in maniera strumentale. Oltre alla connotazione di senso pensata per sfavorire la donna associando al suo nuovo ruolo l’idea di deformazione, degradazione e ridicolo, spesso vengono scelte le donne meno capaci e meritevoli ma più subordinate al potere come argomentazione implicita dell’inferiorità della donna. ( Es. la Boldrina stessa ) 

La femminilizzazione dell’espressione linguistica maschile in oltre è la rinuncia ad un’altra operazione culturale, politica e sociale importantissima e fondamentale cioè l’attribuzione di senso, il riempimento di senso che opera la donna di talento, il merito femminile esprimendo tale talento e dimostrando tale merito nel ruolo tradizionalmente maschile. L’identità femminile viene affermata dalla donna nel ruolo, con la sua indipendenza intellettuale e la sua intelligenza, non è la convenzione linguistica che può affermare l’identità sessuale della donna nel ruolo. Perché il rispetto della propria identità sessuale non è dato dall’espressione verbale, ma dai fatti quali possono essere l’indipendenza, il riconoscimento economico adeguato e non sottopagato, l’assenza di mobbing, molestie e ricatti sessuali, l’agevolazione della maternità, il riconoscimento del merito, etc che sono fatti sistemici. Non si deve sessualizzare la forma e la convenzione linguistica ma sessualizzare il senso del ruolo. Il rispetto della femminilità della donna non sarà mai dovuto alla femminilizzazione della parola Presidente del Consiglio che diventi per obbligo giuridico Presidenta del Consiglio, sarà acquisito quando al pronunciare la parola Presidente del Consiglio venga in mente come ricordo spontaneo o sollecitato un grande statista donna. 

Ciò non sarà facilitato dalla femminilizzazione della parola, anzi sarà ostacolato perché è un falso rispetto, anzi tali espressioni linguistiche non sono altro che forme di disprezzo della donna, volute da uomini per intento di dominio o da donne che consapevolmente o inconsapevolmente fanno gli interessi dell’egemonia maschile e del dominio maschile. Il successo femminile è più raro ma vale infinitamente di più di quello maschile in quanto consiste nell’affermazione del merito e del talento femminile contro il sistema. Esso rappresenta la vittoria di Davide contro Golia, la vittoria del debole contro lo schieramento dei carrarmati, e la vittoria di una singola donna contro l’esercito di tutti gli uomini uniti che non palesemente o mascheratamente non fanno altro che ostacolare, impedire, prevenire e punire il successo femminile nel sistema del millenario dominio maschile basato sulla coercizione economica, sessuale, psicologica, intellettuale, culturale, mentale fondata sulla disistima e il disprezzo della donna implicito nel sistema di senso profondo.  L’affermazione dell’indipendenza, del talento e del merito femminile attraverso il successo senza compromessi è un’atto rivoluzionario, è un’insubordinazione contagiosa contro il sistema della schiavitù politica  e mentale della donna, è la liberazione del genio femminile finora represso. 

Pensate che se proprio volevano una donna come Presidente della Camera una un poco poco più intelligente della Boldrina e adatta al ruolo non la trovavano?

tratto da ‘L’Infibulazione intelletttuale’ Roberta Marino All Rights Reserved

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Mi chiamo Roberta Marino sono scrittrice, developer, founder di makeblend.rocks. e della software house Zerokod.rocks. Sono anche Music Producer come Overblast Music ( Overblast.rocks ) e mi appassiona tutto ciò che è cambiamento e innovazione. @makeblendrocks @overblastmusic @zerokodrocks email: robertamarino270177@mail.ru