Tecnologie e nuovi linguaggi

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Arriva la nave di Banksy: ‘La bellezza salverà il mondo’


Dirompente nel discorso mediatico l’attualizzazione della ‘bellezza salverà il mondo’ ad opera della nave artistica di soccorso Luis Michel di Banksy. L’artista anonimo ha colpito nel segno ancora una volta con la sua arte impegnata politicamente e socialmente. E’ entrato nel cuore caldo del dibattito con una azione doppiamente politica e artistica: una nave di servizio che mostra nelle sue forme, nei suoi colori tutta la tensione ideale ed umanitaria che la sostiene e la inserisce nel filone Black lives metter. Se fosse stata televisione avremmo detto che il talento dell’iniziativa buca lo schermo ma qui c’e di più: è l’arte che accompagna l’evento e l’evento che si fa arte. Più dello spartiacque che fu l’orinatorio di Duchamp, la Fontana, un’oggetto d’uso quotidiano sganciato dal suo valore d’uso, che acquisisce valore estetico fuori dal suo contesto. Qui è l’arte che si innesca dentro un contesto noto, una dinamica trita e ritrita della cooperazione con le navi pericolanti degli scafisti allo scopo di salvare vite umane e realizzare, compiere il viaggio che i migranti hanno intrapreso spesso investendo grandi somme di denaro sperando nell’esito di uno sbarco in Europa preferibilmente in Italia. Quando giunge piena di migranti sulla costa la nave rosa con la bambina dipinta con il salvagente a forma di cuore la comunicazione prende il largo e diremmo alla Baudrillard diventa estasi della comunicazione. Il discorso tutto politico sull’immigrazione trascende, si assolutizza, esce fuori dai confini dialettici, già così tanto reticenti e autocensurati, diventa un gesto, un atto estetico dall’esito incerto tra l’estetica del disastro e quella della catastrofe umanitaria entrando in categorie del pensiero che hanno a che fare con il must, con l’assoluto di papa Francesco: ‘Dio vuole sbarcare in Italia’. Tutta la retorica sufficiente a far dimenticare quanto l’africa ancora oggi sia depredata dagli interessi europei, americani e cinesi e vi sia negata l’autodeterminazione dei popoli che presupporrebbe che i giovani invece di abbandonare le loro terre per fare gli schiavi in Europa si riprendessero le loro ricchezze, le loro risorse con una nuova moneta e si liberassero dello sfruttamento secolare che ancora perdura in Africa. Qui proprio in Africa dura infatti ancora la ristrutturazione delle attività economiche a tutto vantaggio delle potenze straniere. Ci sono anche le guerre, le carestie, il covid19 ad aggravare la situazione, la persecuzione dei cristiani. Ma ogni discorso si chiude, muore quando muore in mare un immigrato e il mediterraneo diventa la tomba degli immigrati e della questione africana Intanto il traffico e lo sfruttamento di esseri umani da una parte aumenta, mentre dall’altra aumenta invece lo sfruttamento di risorse africane e sottomissione di interi popoli africani allo straniero europeo, americano o cinese. Salviamo vite umane in mare, certo è un dovere, è la legge del mare, ma affrontiamo la questione africana, altrimenti gli immigrati muoiono due volte nel mare dell’indifferenza e nell’abisso dello sfruttamento accanito. Black lives matter!

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Mi chiamo Roberta Marino mi appassiona tutto ciò che è cambiamento e innovazione. @makeblendrocks @overblastmusic @zerokodrocks email: robertamarino270177 [at ] mail.ru


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